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IL RUOLO DELLE DONNE NELL’AREA DEL MEDITERRANEO
COMMISSIONE REGIONALE PER LE PARI OPPORTUNITA’ TRA UOMINI E DONNE
IL RUOLO DELLE DONNE NELL’AREA DEL MEDITERRANEO:
prospettive di sviluppo e pace nelle politiche di vicinato
All’interno di quel contenitore di liquido azzurro e salmastro le differenze sono palpabili, ma sempre meno nette. I cantieri per la costruzione di ponti e autostrade nel Mediterraneo ricevono nuovi e vigorosi sussulti per accelerare i tempi e avvicinare sempre più regioni costiere distribuite su tre continenti. E in questo processo di intensificazione dei rapporti la donna non può stare semplicemente a guardare. Lo dimostra dando il meglio di sé nell’individuare realtà più o meno evolute nel processo dell’abbattimento dei pregiudizi. "La donna ha un ruolo fondamentale, creare una nuova immagine della donna del Mediterraneo che sia una per tutti i paesi, quanto meno con riferimento al godimento dei diritti fondamentali: libertà, giustizia e parità delle opportunità”. Così la Presidente della Commissione Regionale per le Pari Opportunità Daniela Cardia ha evidenziato l’importanza del convegno che si è tenuto venerdì scorso al Convento san Giuseppe, in via Paracelso a Pirri e che ha visto la partecipazione di numerose personalità femminili provenienti da diverse nazioni che gravitano attorno al Mare Nostrum.
SARDEGNA , OBIETTIVO SENSIBILE DI SVILUPPO
La Sardegna è parte attiva in questo processo di integrazione tra le culture mediterranee, specie in questi ultimi tempi: con l’adozione della “Sardinia Declaration”, in tema di gestione integrata delle zone costiere, e con l’ottenimento dell’autorità di gestione da parte della UE sul programma ENPI (European Neighbourhood and Partnership). L’intervento di Anna Catte, direttore dell'ufficio speciale dell'Autorità di gestione, è stato utile per capire come si snoderanno le politiche di avvicinamento con le 116 regioni costiere interessate. Il budget è di tutto rispetto: saranno messi a disposizione undici miliardi di euro da condividere con altri due programmi che interessano il mar Baltico e il mar Nero. Ma quello della zona mediterranea è di gran lunga più vasto e complesso perché sviluppato in più tematiche. L’Italia parteciperà con nove regioni tirreniche più la Puglia. L’intento è di attivare uno sforzo comune per una rieducazione dell’ascolto reciproco. Il primo bando è previsto in autunno, verranno finanziati progetti da un minimo di 500 mila euro fino ad un massimo di due milioni, che dovranno interessare più regioni dell’area mediterranea.
L’intervento di Massimo Dadea, assessore regionale agli Affari Generali ha messo l’accento sull’importanza dell’imminente summit di metà luglio a Parigi sul Processo di Barcellona – Unione per il Mediterraneo”. L’Europa manifesta così l’intenzione di integrarsi con i paesi del nostro bacino attraverso l’elaborazione di progetti concreti che devono coinvolgere le migliori menti.
DALLA SPAGNA UNA LEZIONE PER TUTTI
Emigrazione, analfabetismo, arretratezza, emarginazione, discriminazioni nel lavoro e nella partecipazione alla vita politica. Temi di straordinaria attualità che si sono intrecciati nel corso del convegno, grazie alle testimonianze dirette di donne vive, caparbie, desiderose di cambiare una situazione che ristagna nel tempo. Quelle che arrivano dalla Spagna sono lezioni di vita che devono far pensare tutti, italiani compresi. Dalla briosa voce di Violeta Martin Pedregal, esponente del Consiglio Comunale di Madrid e consulente Pari Opportunità e Cooperazione allo sviluppo, si è appreso come nella penisola iberica i desideri delle donne sono diventati realtà. Nel suo excursus storico ha ricordato come appena 33 anni fa il codice civile spagnolo equiparava il gentil sesso ai pazzi e ai dementi, il solo dovere della coniuge era di obbedire al marito. Nel 1978 la situazione cambia notevolmente con l’adozione di due articoli costituzionali: il 14, sulle parità e discriminazioni e il 9, sui poteri pubblici per raggiungere la parità. Ma solo con la salita al governo di Josè Luis Rodriguez Zapatero, nel 2004, la parità di ruolo entra di prepotenza nell’agenda politica. Leggi concrete, supportate da risorse economiche non indifferenti, fanno della Spagna il secondo governo paritario, traguardo fino a quel momento raggiunto solo dalla Svezia. Nell’era Zapatero è stata approvata la legge contro la violenza sulle donne e le leggi a tutela dei diversamente abili e degli anziani. Lo scorso anno viene varata all’unanimità, Partito Popolare a parte, la legge di parità che vieta le discriminazioni in tutti i settori, con un finanziamento di 400 milioni di euro annui. Violeta Martin Pedregal spiega come questa sia una legge innovatrice e coraggiosa che garantisce l’accesso delle donne sia nelle liste elettorali, (ogni cinque candidati, almeno due devono essere donne) sia nei consigli di amministrazione delle imprese. Dopo quattro anni dall’entrata in vigore, la disposizione normativa sarà sottoposta ad una valutazione da parte del governo e degli agenti sociali, affinché ne vengano migliorati gli aspetti più significativi.
IN ITALIA C’E’ SEMPRE PIU’ MAROCCO….
La comunità marocchina in Italia è la più numerosa. Ne fa parte la giornalista Karima Moual, presidente dell'organizzazione di giovani immigrati di seconda generazione, la Genemagrebina. Il confrontarsi assiduamente con i suoi simili l’ha portata a tracciare un parallelismo tra le immigrate marocchine e quelle che restano nel paese d’origine. Le prime rimangono ancorate alla tradizioni: si è registrato un ritorno spontaneo alle tradizioni e all’uso del velo. Le seconde appaiono più emancipate, grazie anche ad una politica di modernizzazione avviata dal sovrano marocchino. Karima rimarca come l’alto tasso di analfabetismo riscontrato tra le donne immigrate rappresenti un forte ostacolo all’integrazione. Un solido contributo al superamento di questo ostacolo è dato dai figli che frequentano le scuole italiane: quando tornano a casa possono dare vita ad un utile scambio di informazioni.. Ma per molti altri nuclei familiari, il marito rappresenta l’involucro protettivo che non permette alla moglie di avere contatti con l’esterno. La recente elezione di una donna marocchina al parlamento italiano, ha ancora sottolineato Karima, può rappresentare un valido aiuto verso un processo di integrazione più agevole.
….CHE CRESCE CON IL SOVRANO ILLUMINATO
Un passo avanti verso la parità di genere lo sta facendo anche lo stesso Marocco. Amina Tonnouri, Presidente dell’Associazione Ajial Al Ghad ci regala un quadro a tinte rosa delle sua nazione tra le più popolate dell’Africa, con un’età media giovane e che culturalmente ed economicamente è sempre più rivolta all’Europa. Negli ultimi anni è diminuito notevolmente il tasso di mortalità femminile da parto, mentre è cresciuto esponenzialmente il tasso d’istruzione.
E’ dal 2002 che le donne marocchine hanno avuto accesso alla camera dei deputati, e oltre trenta hanno ricoperto alte cariche istituzionali. Lo scorso anno vi è stato un ulteriore exploit con la nomina di sette ministri femminili (di cui 5 con portafoglio). E’ in atto una severa lotta alla discriminazione e alla violenza in tutte strutture elettive. Il sovrano Mohamed VI segue con attenzione il processo di riforma legislativa e politica che si è incentrato sulle materie sociali: con l’introduzione del micro credito le donne possono avviare piccoli progetti imprenditoriali. Con l’adozione del nuovo codice della famiglia si è stabilito che l’età minima per il matrimonio si raggiunga con il compimento del diciottesimo anno; inoltre, ora è ammesso il divorzio per incompatibilità. Affinché possa essere scoraggiato l’elevato tasso migratorio, il governo marocchino sta cercando di sconfiggere l’analfabetismo femminile perché, così facendo, le donne possano avere uno strumento in più per frenare i propri familiari, imbastendo dei discorsi di stampo patriottico.
LA SVOLTA SIRIANA
La siriana Suheir Al. Rayes vanta un curriculum niente male. Medico, ex membro del parlamento, esponente della Croce Rossa, fa anche parte della consulta sulla desertificazione e i problemi climatici. Attualmente è general manager della Syrian Coast Society for enviromental protection.
In Siria il 64% delle donne non sono soddisfatte della rappresentazione del genere femminile fatta dal teatro e dalla pubblicità. Secondo loro, i mass media tendono a giustificare la violenza attraverso scene che raffigurano l’altra metà del cielo nel suo ruolo tradizionale, quello biologico. Ora il quadro tende a mutare grazie ad una diffusa campagna di sensibilizzazione. Nel 1995, con la nascita del comitato nazionale delle donne e la pressione che ne è scaturita, si sono ottenute delle agevolazioni in materia di congedo per maternità. Nel 2003 è nato il Comitato siriano per gli affari di famiglia che ha messo in luce dei numeri poco lusinghieri. Il tasso di donne che ricevono una paga minima è del 96%nel settore agricolo, del 69% in quello industriale, del 98% in quello del commercio, 50% in quello finanziario e 26% in quello dei servizi. Nel 2004 il tasso d’istruzione femminile si è attestato al 46,6%, mentre quello universitario sfiora il 23%. Il tasso di mortalità da parto è sceso sensibilmente, ora è del 65% ogni 100 mila abitanti. Attualmente una donna dirige la televisione di stato; è una donna anche il vice presidente della Repubblica, mentre altre due dirigono altrettanti partiti politici.
In definitiva, Suheir ha evidenziato come la rappresentanza delle donne in Siria è cresciuta con l’incremento dell’istruzione. Si sta assistendo ad un nuovo ruolo della donna che sta esercitando una forza persuasiva su temi fondamentali come l’ambiente, la pace, il riarmo nucleare, i conflitti armati il commercio dei bambini e la violenza di genere.
VOCI STRANIERE NELL’ISOLA
Articolate e interessanti le esperienze raccontate da diverse donne straniere che abitano nell’isola. La libanese Rana Jammul vi risiede dal 2002. E’ arrivata senza alcuna difficoltà perché suo zio risiede qui. Si è creata la sua cerchia di amicizie, ha conseguito la laurea triennale in biologia con una laurea sulla talassemia; ora lavora come tirocinante all’ospedale Binaghi. Se il suo inserimento nella comunità cagliaritana non è stato complicato, altrettanto non si può dire di una sua connazionale che, portando sistematicamente il velo, ha incontrato serie difficoltà di integrazione. Poi ha deciso di levarselo e tutto è diventato più semplice.
Della situazione in Libano ha parlato anche Alessia Camedda, responsabile della Arx, una ong che fa capo all’Arci. Dalla sua interessante analisi emerge che il sistema di sviluppo agricolo e quello turistico assomigliano decisamente a quello applicato in Sardegna. Nel 2004 due donne entrano a far parte dell’esecutivo ma, dopo l’assassinio di Hariri, i numeri non si ripetono. Nella regione dei cedri la metà degli studenti universitari sono donne, come il 90% dei dipendenti bancari, ma nessuna ricopre il ruolo di direttore. Sorprende la forte cultura sviluppata nella imprenditoria femminile,
Badra Ammari si è allontanata dall’Algeria 26 anni fa, per seguire e sposare un sardo. Dice che la sua nazione d’origine si sta svegliando anche se la donna è ancora sottomessa a causa dei matrimoni combinati. Si domanda insistentemente per quale motivo gli uomini algerini possano avere due mogli, mentre le donne ne possono avere solo uno.
Anche la marocchina Fatima Kouchard vive stabilmente in Sardegna e lavora in un centro d’ascolto per donne immigrate, dove si recano specialmente mogli amareggiate che vengono selvaggiamente picchiate dal coniuge.
Jenet Woldu Keflay viene dall’Eritrea. Il suo stato è cambiato parecchio a partire dal 1991, quando ottiene l’indipendenza dall’Etiopia. In passato il velo e la circoncisione erano dei fenomeni diffusissimi, ora è diventata la povertà il vero nemico da combattere, perché le differenze di reddito portano ad una grave discriminazione nel mercato del lavoro. La donna eritrea fa il servizio militare, ma assume un ruolo preminente anche all’interno della famiglia perché la maggior parte dei maschi é impegnata nelle frontiere.
PARTERRE DI RIGUARDO AL CONVENTO SAN GIUSEPPE
Ha suscitato vivo interesse il convegno portato avanti dalla CRPO. Coordinato dalla giornalista Egidiangela Sechi, ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo politico, culturale e universitario. Oltre alla Presidente Daniela Cardia e alle vice Presidenti Elisabetta Pili e Virginia Soi, la platea è stata occupata anche dalle altre commissarie regionali che hanno portato avanti l’iniziativa: Carla Cancellieri, Verdiana Canu, Antonietta Cossu, Loredana Loi, Silvana Mastromatteo, Laura Moro, Maria Teresa Portoghese e Rina Salis. A porgere i saluti della Presidenza della Giunta Regionale ci ha pensato il Direttore Generale Fulvio Dettori, mentre seduti in poltrona sono stati avvistati i consiglieri regionali Sergio Marracini e Salvatore Mattana. Presente anche Sergio Usai. Sono intervenuti, tra gli altri, Paola Piccioni, membro del neonato Comitato delle pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Cagliari, i giornalisti Gian Giacomo Nieddu (che si è domandato come mai non fossero presenti le donne che fanno parte del consiglio e della giunta regionale) e Pier Luigi Zanata (ha partecipato ad un progetto di alfabetizzazione per le doone avviato in Afghanistan ) e la docente universitaria Bianca Maria Carcangiu, che ha parlato del lavoro della sezione di Storia e Istituzioni dei Paesi Extraeuropei della facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, e del Centro di Studi Africani in Sardegna di cui è presidente. Ha esortato mondo politico ed universitario a stringere maggiormente rapporti di reciproco aiuto.
Alle ospiti internazionali, la CRPO ha riservato un regalo particolare: una copia della Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.
Per informazioni:
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